C’è un limite oltre il quale lo sport deve fermarsi. Non per paura. Non per comodità. Non per cambiare le regole della competizione. Per tutelare le persone.
Le temperature estreme che sempre più frequentemente interessano le nostre città stanno cambiando anche le condizioni nelle quali si pratica lo sport. E questo impone una riflessione seria a chi ha la responsabilità di organizzare e governare il calcio.
Non possiamo continuare a considerare una partita come un evento indipendente dalle condizioni climatiche nelle quali viene disputata.
Un arbitro può percorrere diversi chilometri durante una gara, mantenendo per novanta minuti concentrazione, lucidità e capacità decisionale. Un calciatore è sottoposto a sprint, accelerazioni, cambi di direzione, contrasti e continui picchi di intensità.
Chiedere loro di svolgere queste attività in presenza di temperature estreme significa sottoporre il corpo a uno stress che non può essere ignorato.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto siamo disposti a rischiare per giocare una partita? Come Ufficio Sport UIL Toscana riteniamo che la risposta debba essere chiara: mai la salute può essere sacrificata sull’altare dello spettacolo. Il calcio non può diventare una prova di resistenza al caldo. Non possiamo accettare che il calendario, le esigenze televisive, gli interessi economici o la programmazione delle competizioni prevalgano sulla sicurezza di chi scende in campo.
E questo vale per tutti.
Per i professionisti e per i dilettanti. Per chi gioca davanti a migliaia di persone e per chi lo fa davanti a poche centinaia di spettatori. Per l’arbitro come per il calciatore. Perché dietro una maglia, una divisa arbitrale o un fischio d’inizio ci sono persone, non strumenti di una macchina dello spettacolo.
Anticipare le gare: una soluzione possibile
Se sappiamo che nelle ore più calde della giornata le condizioni diventano particolarmente difficili, perché non utilizzare maggiormente le fasce orarie nelle quali le temperature sono più sostenibili?
Una possibilità concreta potrebbe essere quella di anticipare, nei periodi di maggiore caldo, le partite al sabato sera. Una gara disputata nelle ore serali, quando le temperature sono generalmente più umane, consentirebbe di ridurre lo stress termico su arbitri e calciatori, senza necessariamente rinunciare alla competizione. Non è certamente l’unica soluzione, ma è una possibilità che merita di essere valutata seriamente.
Così come devono essere valutate modifiche agli orari, calendari più flessibili, pause adeguate, protocolli climatici uniformi e la possibilità di sospendere o rinviare una gara quando le condizioni ambientali diventano incompatibili con la sicurezza. Il calcio deve adattarsi al clima, non il contrario. Il tema non è impedire di giocare, ma farlo in sicurezza.
Per questo servono regole chiare e omogenee: valutazioni preventive delle condizioni climatiche, fasce orarie compatibili con le temperature, possibilità effettiva di rinviare o sospendere le gare, protocolli più rigorosi e criteri oggettivi per stabilire quando le condizioni ambientali diventano incompatibili con la pratica sportiva.
Non possiamo continuare ad agire soltanto dopo che qualcosa è accaduto. La vera sicurezza è quella che previene, non quella che interviene quando ormai è troppo tardi. Il cambiamento climatico non è più una previsione per il futuro. È una realtà con la quale dobbiamo confrontarci anche nell’organizzazione dello sport.
E se cambiano le condizioni, devono cambiare anche le nostre regole. Adeguare gli orari, anticipare le gare al sabato sera, modificare i calendari e fermare una partita quando esiste un rischio concreto non significa indebolire il calcio, ma dimostrare rispetto per il calcio e per chi lo rende possibile. La salute viene prima del risultato, prima dello spettacolo, del calendario, dei diritti televisivi o degli interessi economici.
Come UIL Toscana chiediamo quindi che la tutela della salute di arbitri e calciatori diventi una priorità concreta e non soltanto un principio da affermare nei documenti. Perché non dobbiamo aspettare una tragedia per renderci conto che qualcosa deve cambiare.
Quando le condizioni climatiche rendono pericoloso giocare, bisogna avere il coraggio di fermarsi. Farlo prima non significa perdere una partita, ma evitare di perdere molto di più. E quando esistono alternative organizzative più sicure, come giocare nelle ore serali o anticipare le gare al sabato sera, abbiamo il dovere di prenderle in considerazione.
Perché a quel punto non si tratta soltanto di organizzare una partita. Si tratta di proteggere chi quella partita la rende possibile. Quando il caldo mette a rischio la salute, non siamo più davanti a una competizione sportiva. Siamo davanti a una prova di sopravvivenza.
Gianluca Cavallaro (Tesoriere UIL Toscana con delega all’Ufficio Sport)
