Primo giorno di scuola, Imperiosi: “Buon primo giorno a studenti ed al personale, ma non possiamo continuare a chiedere alla scuola di fare sempre di più mentre le forniamo sempre meno strumenti per riuscirci”

Inizia un nuovo anno scolastico, fatto di aspettative, sfide, crescita e nuove esperienze. Alle tante ragazze e ragazzi che oggi tornano tra i banchi va il nostro augurio di buon primo giorno di scuola e di un percorso capace di offrire loro le conoscenze e gli strumenti per costruire il proprio futuro. Con loro riparte anche il lavoro quotidiano di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola, troppo spesso ricordati soltanto in occasioni come questa, nonostante il ruolo fondamentale che svolgono ogni giorno. A tutte e tutti loro va il nostro augurio di buon lavoro.

Non possiamo però dimenticare le condizioni nelle quali la scuola italiana è costretta da anni a operare: tagli e continue riforme che non hanno prodotto il necessario miglioramento del sistema, oltre ad un precariato ancora troppo diffuso tra il personale. Per molti docenti il percorso verso l’immissione in ruolo resta lungo e complesso e, anche quando arriva un incarico, il caro vita nelle città può renderne impossibile l’accettazione: soltanto in Toscana si registrano circa 300 rinunce. Per non parlare dell’edilizia scolastica e della sicurezza sul lavoro.


La scuola svolge innanzitutto una funzione didattica e pedagogica, che per essere realmente efficace non può restare immobile: deve saper leggere il presente e preparare i giovani alle trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali in atto, anche rispetto al divario ancora esistente tra competenze fornite e professionalità richieste. Accanto a questa vi è una fondamentale funzione sociale: la scuola è un presidio delle comunità ed uno spazio di coesione, spesso uno dei primi luoghi capaci di intercettare disagio ed esclusione. Altro che dimensionamento scolastico: accorpare istituti e chiudere plessi, soprattutto nelle nelle aree interne e periferiche, può indebolire ulteriormente il tessuto sociale della comunità. Infine, la scuola ha anche una decisiva funzione civica: senza sostituirsi alla famiglia, deve contribuire alla formazione di cittadini consapevoli e responsabili, capaci di confrontarsi con opinioni diverse e sviluppare spirito critico.

Non possiamo continuare a chiedere alla scuola di fare sempre di più mentre le forniamo sempre meno strumenti per riuscirci. Servono più insegnanti, stipendi più alti, maggiore stabilità del personale, un’edilizia scolastica adeguata ed a norma, una presenza capillare sul territorio ed una maggiore sinergia con il mondo del lavoro in generale.

Riccardo Imperiosi (Segretario Confederale UIL Toscana con delega a Cultura e Scuola)

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