La Toscana sta vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi anni per il proprio sistema industriale e manifatturiero. Al netto del buon andamento di alcuni comparti, una parte fondamentale dell’economia regionale è entrata in una fase di forte sofferenza che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori, centinaia di imprese e interi distretti produttivi.

CGIL CISL UIL Toscana proclamano per il 9 luglio 2026 uno sciopero regionale dei settori industriali e manifatturieri con manifestazione a Firenze.

AL GOVERNO CHIEDIAMO UNA POLITICA INDUSTRIALE VERA

Non è più sufficiente affrontare le singole crisi aziendali una alla volta. Serve una strategia nazionale per difendere e rilanciare l’industria italiana e le sue filiere produttive.

ALLE ASSOCIAZIONI DATORIALI, AI GRANDI GRUPPI E AI BRAND CHIEDIAMO RESPONSABILITÀ

Non è accettabile che, dopo anni di utili rilevanti senza che questi fossero adeguatamente destinati agli investimenti e alla valorizzazione del lavoro, si affermi un modello di gestione della crisi che trasferisca integralmente i relativi costi alle imprese della filiera e ai lavoratori, esonerando altri attori economici dalla condivisione degli oneri connessi. Le grandi imprese e i grandi marchi che hanno costruito il proprio successo sulla qualità delle produzioni toscane devono assumersi responsabilità concrete e investire sul territorio toscano.

ALLA REGIONE TOSCANA CHIEDIAMO DI ACCELERARE IL CONFRONTO SULL’INDUSTRIA

La Regione deve assumere un ruolo di coordinamento e di iniziativa. Chiediamo la convocazione immediata di un tavolo regionale sull’industria e sulle filiere produttive, che si articoli in specifici tavoli di confronto settoriali e distrettuali, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali, delle istituzioni locali, delle grandi aziende e dei principali brand che operano in Toscana.

IL LAVORO NON SI DELOCALIZZA.

LE FILIERE NON SI SMANTELLANO.

L’INDUSTRIA TOSCANA VA DIFESA E RILANCIATA

Le spese detraibili nel 730 sono le spese che si sottraggono, in percentuale, dall’imposta lorda, a differenza delle spese deducibili che vengono invece sottratte dall’ammontare del reddito complessivo

Elenco delle principali spese detraibili nel 730


Spese mediche;
Spese per gli interessi passivi dei mutui per l’acquisto dell’abitazione principale;
Spese per gli interessi passivi dei mutui per immobili diversi dall’abitazione principale;
Spese per gli interessi passivi dei mutui per la costruzione/ristrutturazione dell’abitazione principale;
Spese per gli interessi passivi dei mutui per la ristrutturazione degli edifici;
Spese di intermediazione immobiliare;
Spese di assicurazione;
Spese di istruzione (non universitarie e universitarie);
Spese in favore dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento (DSA);
Spese per gli addetti all’assistenza personale;
Spese funebri;
Spese per attività sportive praticate dai ragazzi;
Spese veterinarie;
Spese di affitto;
Spese per il trasporto pubblico;
Spese ai fini del Bonus ristrutturazioni;
Spese ai fini del Bonus risparmio energetico (Ecobonus);
Spese ai fini del Sismabonus;
Spese ai fini del Superbonus;
Spese per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici (Bonus mobili);
Spese per interventi di sistemazione a verde (Bonus Verde);
Spese per la rimozione delle barriere architettoniche;
Tutto il comparto delle erogazioni liberali a enti/associazioni benefiche, Onlus, fondazioni culturali, scientifiche, ecc.

Elenco delle principali spese deducibili nel 730


Contributi previdenziali e assistenziali;
Contributi e premi per forme pensionistiche complementari e individuali;
Assegni periodici corrisposti all’ex coniuge;
Contributi previdenziali per gli addetti ai servizi domestici e familiari;
Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose;
Spese mediche e di assistenza specifica per le persone con disabilità;
Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale;
Contributi alle ONG riconosciute idonee che operano con i paesi in via di sviluppo;
Tutto il comparto delle erogazioni liberali a enti/associazioni benefiche, culturali, scientifiche, ecc.

Mercoledì 28 giugno, nella sede centrale della UIL Toscana in via Corcos a Firenze, ci sarà un importante incontro sulla salute e sicurezza di genere sul lavoro.

L’evento sarà introdotto dal Segretario Generale della UIL Toscana Paolo Fantappiè e proseguirà coi saluti istituzionali dell’Assessora alle Politiche di genere della Regione Toscana Alessandra Nardini, per poi arrivare alla relazione della Segretaria Confederale UIL Toscana con delega alle Pari opportunità Laura Menconi. A seguire l’intervento di Rita Biancheri, Sociologa e Docente universitaria, che aprirà poi la fase delle domande e interventi dal pubblico. A chiudere la relazione finale di Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL Nazionale.
A moderare Barbara Bussotti, Coordinatrice regionale Pari Opportunità UIL Toscana.

Un evento importante che va a evidenziare un fenomeno che va purtroppo ad aggravarsi, quello della sicurezza di genere sul lavoro. L’ultimo esempio è l’omicidio della Dottoressa Capovani a Pisa, ma i casi vanno moltiplicandosi sempre più. Occorre far luce sulle cause e, soprattutto, sulle soluzioni da adottare per fermare questo fenomeno.

Volti, professionalità e servizi diversi, un unico obiettivo: garantire ogni giorno diritti essenziali alle persone.
In occasione della Giornata Internazionale dei Servizi Pubblici, istituita dalle Nazioni Unite, a cui aderiscono le organizzazioni sindacali affiliate a European Public Service Unions (EPSU), la UIL FP lancia un messaggio chiaro: i servizi pubblici sono in emergenza e hanno bisogno di interventi immediati.
Le lavoratrici e i lavoratori della sanità, delle autonomie locali, delle funzioni centrali, del terzo settore e dei servizi pubblici essenziali garantiscono ogni giorno il funzionamento del Paese, spesso affrontando carenze di personale, risorse insufficienti e salari non adeguati.
Per questo chiediamo:
🔹 Retribuzioni più alte per valorizzare competenze e professionalità;
🔹 Un piano straordinario di assunzioni per colmare le gravi carenze di organico;
🔹 Maggiori investimenti pubblici per garantire servizi di qualità, inclusione e diritti.


Difendere i servizi pubblici significa difendere la coesione sociale, l’uguaglianza e il futuro delle nostre comunità.
Servizi pubblici forti. Lavoratori e lavoratrici valorizzate. Diritti garantiti.

La Uiltrasporti Toscana ha richiesto l’intervento dell’Unità di Crisi della Regione Toscana a seguito della decisione di Metro S.p.A. di interrompere l’appalto affidato ad ANT per la gestione di un servizio logistico, nel quale erano impiegati 12 lavoratori.

A causa di questa scelta, i lavoratori coinvolti perderanno il proprio posto di lavoro a partire dal 30 giugno. Con una comunicazione inviata al sindacato il 12 giugno, in risposta alla richiesta di apertura di un tavolo istituzionale finalizzato all’individuazione di soluzioni per la salvaguardia occupazionale, Metro S.p.A. ha dichiarato di non avere alcuna responsabilità nei confronti dei lavoratori interessati, ribadendo il proprio ruolo di committente e non di datore di lavoro.

Una posizione che la Uiltrasporti Toscana giudica profondamente insoddisfacente, soprattutto alla luce del fatto che l’azienda, contestualmente, risulta impegnata nella ricerca di nuovo personale con contratti a tempo determinato. Una circostanza che solleva forti perplessità rispetto alla consapevolezza delle responsabilità sociali che ogni grande impresa dovrebbe assumersi nei confronti del territorio e delle persone che vi lavorano.

A sostegno della vertenza, le istituzioni coinvolte dalla nostra organizzazione hanno risposto con tempestività, garantendo la convocazione di un tavolo che ha visto la partecipazione di ARTI, dell’Unità di Crisi della Regione Toscana, delle istituzioni competenti del Comune di Sesto Fiorentino e della stessa Metro S.p.A.

L’incontro, svoltosi il 18 giugno, avrebbe dovuto rappresentare un’occasione concreta per individuare soluzioni a tutela dell’occupazione. Al contrario, Metro S.p.A. ha mantenuto una posizione di totale chiusura rispetto alle richieste avanzate per garantire continuità lavorativa ai dipendenti coinvolti.

La Uiltrasporti Toscana considera pretestuosa la posizione assunta dal committente. In situazioni analoghe, infatti, si sarebbe normalmente proceduto a un cambio di appalto, garantendo continuità occupazionale ai lavoratori, considerato che l’attività logistica continuerà comunque a essere svolta.

Questa vicenda conferma ancora una volta come il sistema degli appalti venga troppo spesso utilizzato per scaricare sui lavoratori delle aziende fornitrici inefficienze organizzative, crisi aziendali o esigenze di riduzione dei costi.

Per la Uiltrasporti Toscana esiste una soluzione concreta: Metro S.p.A. potrebbe procedere all’assunzione diretta dei lavoratori interessati. Un loro eventuale mancato assorbimento sarebbe ingiustificabile e rappresenterebbe una lesione della dignità di persone che, durante tutto il periodo di attività presso l’azienda, hanno svolto il proprio lavoro con professionalità, dedizione e correttezza.

Oggi, attraverso le logiche degli appalti, aziende come Metro S.p.A. possono scegliere se contribuire alla crescita della precarietà e della disoccupazione oppure assumersi la responsabilità sociale che deriva dal proprio ruolo imprenditoriale, creando occupazione stabile, certezze e sicurezza per i lavoratori e per le loro famiglie.

La Uiltrasporti Toscana continuerà a sostenere ogni iniziativa utile alla tutela dei posti di lavoro e dei diritti dei lavoratori coinvolti, chiedendo alle istituzioni e all’azienda un immediato cambio di rotta.

“L’invecchiamento attivo deve essere considerato una risorsa per il Paese e non un problema da gestire. La sfida non è soltanto vivere più a lungo, ma garantire alle persone più anni di vita in buona salute, attraverso un approccio integrato che metta al centro la qualità della vita, la prevenzione e la partecipazione sociale.”

Così la Segreteria nazionale Uilp Francesca Salvatore oggi 10 giugno alla riunione CIPA presso Palazzo Chigi.

“L’invecchiamento attivo non può essere considerato una questione che riguarda esclusivamente gli anziani. Si tratta di un tema che interessa l’intera società e che coinvolge il lavoro, il sistema previdenziale, la sanità, i servizi sociosanitari e la tutela della salute. La vera sfida non è soltanto vivere più a lungo, ma aumentare gli anni vissuti in buona salute.

È inoltre necessario chiarire un equivoco che spesso accompagna il dibattito pubblico: per noi l’invecchiamento attivo non significa allungamento dell’età pensionabile. Significa invece promuovere la qualità della vita, rafforzare la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi sanitari e sociali, investire nella prevenzione e favorire l’apprendimento permanente e la piena inclusione delle persone in tutte le fasi della vita.

Le persone anziane rappresentano una grande risorsa per il Paese. In questi anni hanno sostenuto le famiglie e svolto un ruolo fondamentale di ammortizzatore sociale. Sono protagoniste del welfare familiare e portatrici di competenze, esperienze e saperi che devono essere valorizzati e messi a disposizione della collettività.

Invecchiamento attivo: occorre investire e rafforzare la governance

Per questo è necessario investire in città, trasporti e abitazioni realmente accessibili, favorire l’inclusione digitale per contrastare l’isolamento sociale, rafforzare le politiche di prevenzione e promozione della salute e destinare adeguate risorse alle politiche per la non autosufficienza. È altrettanto importante promuovere la partecipazione sociale e sostenere progetti di servizio civile rivolti alle persone anziane.

Occorre inoltre rafforzare la governance delle politiche per l’invecchiamento attivo, valorizzando la collaborazione tra Stato e Regioni e assicurando il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, del Terzo settore e delle associazioni. Il monitoraggio delle esperienze territoriali e la condivisione di dati e informazioni rappresentano strumenti indispensabili per costruire un Piano nazionale efficace e capace di rispondere concretamente ai bisogni delle persone.

Le persone anziane non sono un peso, ma una risorsa preziosa per la crescita economica, sociale e civile del Paese. È da questa consapevolezza che bisogna partire per costruire una società più inclusiva, più solidale e capace di garantire a tutti il diritto a un invecchiamento attivo e in salute”.

La scadenza fondamentale per l’ISEE ai fini dell’Assegno Unico e Universale (AUU) è il 30 giugno. Presentare o aggiornare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) entro questa data permette di ricevere l’importo calcolato in base alla propria fascia economica e di recuperare tutti gli eventuali arretrati maturati da marzo.

Nel 2026 l’Assegno Unico e Universale spetta per ogni figlio a carico in presenza dei requisiti previsti dalla legge. L’importo varia da 58,30 € a 203,80 € al mese, in base all’ISEE del nucleo familiare aggiornato per l’anno in corso. Le domande già accolte restano valide e non devono essere ripresentate. Senza ISEE aggiornato, da marzo 2026 viene erogato l’importo minimo previsto dalla legge. Presentando la DSU entro il 30 giugno 2026 è possibile ottenere anche gli arretrati.

L’Assegno Unico spetta anche ai cittadini stranieri?

Sì. L’Assegno Unico spetta anche ai cittadini stranieri titolari di:

  • Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • Permesso unico di lavoro che autorizza a svolgere un’attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi;
  • Permesso di soggiorno per ricerca che autorizza a soggiornare in Italia per un periodo superiore a sei mesi;
  • Permesso di soggiorno per attesa occupazione;
  • Permesso per motivi di lavoro autonomo;
  • Carta di soggiorno o carta di soggiorno permanente;
  • Permesso di soggiorno per protezione internazionale (rifugiati e titolari di protezione sussidiaria);
  • Permesso di soggiorno per apolidia;
  • Carta blu “lavoratori altamente qualificati”;
  • Permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare;
  • Permesso di soggiorno per lavoro subordinato di durata almeno semestrale;
  • Permesso di soggiorno per lavoro stagionale di durata almeno semestrale;
  • Permesso di soggiorno per assistenza minori;
  • Permesso di soggiorno per protezione speciale;
  • Permesso di soggiorno per casi speciali in situazioni accertate di violenza o grave sfruttamento;
  • Permesso di soggiorno per protezione temporanea.

L’Assegno Unico spetta anche ai lavoratori provenienti da Marocco, Algeria e Tunisia in virtù di accordi euromediterranei.

L’Assegno Unico può essere sospeso?

Sì, può essere sospeso o ridotto in caso di:

  • mancanza di ISEE valido;
  • dati non aggiornati;
  • variazioni familiari non comunicate.

In questi casi è possibile rivolgersi al Patronato ITAL per il ripristino dell’importo corretto.

Cosa fare se l’importo dell’Assegno Unico e Universale ricevuto è più basso del previsto?

Se l’importo risulta inferiore alle aspettative, è importante verificare:

  • La presenza di un ISEE valido e aggiornato;
  • Il corretto inserimento dei figli;
  • L’opportuno riconoscimento delle eventuali maggiorazioni;
  • Eventuali errori nella DSU.

In questi casi è possibile richiedere assistenza per la verifica e il ricalcolo al nostro Patronato.

MPS, Fantappiè (Uil) e Spinella (Uilca): “Preoccupati per il radicamento sul territorio e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Siena e la Toscana non possono permettersi di vedere sparire la propria banca di riferimento”

Seguiamo con apprensione le ultime notizie sul risiko bancario in atto, che vedono sul tavolo importanti operazioni che riguardano Monte dei Paschi, sul cui futuro si stanno moltiplicando analisi ed ipotesi.

Sosteniamo la necessità e l’importanza del radicamento sul territorio toscano di un importante polo bancario, il terzo in Italia. A maggior ragione in questo momento, dove tale presenza è resa ancor più imprescindibile dalla necessità di investimenti e stabilità per far ripartire l’industria ed il mondo del lavoro in Toscana.

Allo stesso momento pensiamo che un tale investimento, se si concretizzasse, non potrebbe prescindere dalla salvaguardia dei livelli occupazionali e delle filiali sul territorio, il quale sta già scontando anni di desertificazione dei servizi, soprattutto nelle aree interne.

Chiediamo pertanto che siano preservati l’identità ed il radicamento della banca Monte dei Paschi in Toscana, unitamente all’occupazione sul territorio. Secondo noi qualsiasi progetto non può ignorare questi elementi. Siena e la Toscana non possono permettersi di vedere sparire la propria banca di riferimento!

Paolo Fantappiè (Segretario Generale Uil Toscana) e Marco Spinella (Segretario Generale Uilca Toscana)

Fantappiè: “Condanniamo l’episodio. Fintanto i controlli e gli ispettori saranno così pochi, tanto più si moltiplicheranno le aggressioni”

La notizia riportata questa mattina dell’aggressione fisica e verbale a tre ispettori del lavoro, avvenuta in un cantiere privato di Badia a Settimo (FI) dopo che questi avevano riscontrato delle irregolarità, compresi dei lavoratori a nero, è preoccupante. 

Condanniamo fermamente tale atto ignobile, reso ancor più grave dall’attività delle vittime, volta al rispetto della legalità e della stessa sicurezza sul lavoro, ed esprimiamo la nostra solidarietà ai tre ispettori colpiti. Come UIL Toscana chiediamo da tempo di aumentare i controlli, assumendo più ispettori, per evitare che le carenze di ispezioni – si parla di una ogni 14 anni per ciascuna azienda – portino a lasciare campo libero tanto all’irregolarità quanto all’immunità.

Una situazione simile l’abbiamo vista con la progressiva riduzione dei controlli dei titoli di viaggio sui mezzi pubblici: una volta deciso di andare in controtendenza ed aumentare di nuovo i controlli, le aggressioni si sono moltiplicate in maniera esponenziale, dimostrando la tesi per cui l’assenza di verifiche porta velocemente ad un aumento dell’illegalità.

Serve lottare fortemente contro il lavoro nero e lo sfruttamento, a partire da maggiori ispezioni e dall’assunzione di più ispettori sul lavoro. Ma serve maggiore sicurezza sul lavoro, in primis per chi controlla che non vi sia illegalità.

A seguito della pubblicazione degli esiti della mobilità del personale ATA per l’anno scolastico 2026/2027, la UIL Scuola rende disponibile il prospetto dei posti rimasti vacanti dopo i trasferimenti e i passaggi.

Dai dati emerge la presenza di 34.969 posti residui a livello nazionale che costituiranno una parte importante delle disponibilità per le prossime assunzioni. Le maggiori disponibilità si registrano tra i collaboratori scolastici (21.391 posti) e gli assistenti amministrativi (8.374 posti), seguiti dagli assistenti tecnici (3.597 posti) e dai funzionari ed elevate qualificazioni – EQ (971 posti). Residue disponibilità si rilevano inoltre per gli operatori dei servizi agrari (241 posti), i cuochi (216 posti), i guardarobieri (136 posti) e gli infermieri (43 posti).

La UIL Scuola continua a sostenere che tutti i posti vacanti e disponibili debbano essere destinati alle immissioni in ruolo. Anche per il personale ATA infatti continua a crescere il ricorso ai contratti a tempo determinato, mentre le assunzioni a tempo indeterminato non riescono a coprire nemmeno il turnover.

Per questo, anche alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha censurato l’abuso dei contratti a termine nel settore ATA, ribadiamo la necessità di un piano straordinario di stabilizzazione. Le immissioni in ruolo devono essere autorizzate su tutti i posti vacanti e disponibili, compresi quelli attualmente in organico di fatto, che vanno trasformati in organico di diritto.

Non si può continuare a garantire il funzionamento ordinario delle scuole facendo affidamento su migliaia di lavoratori precari che, anno dopo anno, assicurano servizi essenziali senza adeguate prospettive di stabilizzazione.

Di seguito il prospetto completo delle disponibilità residue per i diversi profili del personale ATA: funzionari ed elevate qualificazioni (EQ), assistenti amministrativi, assistenti tecnici, collaboratori scolastici, operatori dei servizi agrari, cuochi, guardarobieri e infermieri.

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